Francia, elezioni presidenziali 2022: le proposte di referendum sulle immigrazioni avanzate da vari candidati sono conformi alla Costituzione francese e al diritto internazionale?

Francia, elezioni presidenziali 2022: le proposte di referendum sulle immigrazioni avanzate da vari candidati sono conformi alla Costituzione francese e al diritto internazionale?

I progetti sociopolitici di vari candidati alle elezioni presidenziali francesi del prossimo aprile rischiano di infrangere i principi sanciti dalla Costituzione francese nonché dalle fonti di diritto europeo ed internazionale.

In vista delle prossime elezioni presidenziali, emergono posizioni molto estreme circa la gestione delle politiche migratorie. Tra le proposte più radicali, quelle di Marine Le Pen, per la quale il tema dell’immigrazione costituisce da anni la porta di accesso per posizionarsi sulla scena politica francese, e del giornalista Eric Zemmour.

La rappresentante dell’estrema destra, Le Pen, intende proporre un referendum sull’immigrazione per modificare la Costituzione francese ed inserirvi il principio della “priorità nazionale”. In particolare, questo referendum, che potrebbe prendere forma se la presidente del Rassemblement National verrà eletta all’Eliseo, instaurerà delle quote alle immigrazioni e inasprirà non solo le condizioni di entrata sul territorio francese ma anche i criteri di soggiorno e di ottenimento della cittadinanza.

In linea con le proposte del conservatore di estrema destra Zemmour, la cui conferma di candidatura alle presidenziali è attesa nelle prossime settimane, la riforma toccherà anche il ricongiungimento familiare e il diritto d’asilo, da sempre protetto dalle Convenzioni internazionali firmate e ratificate dallo stato francese.

Perché un referendum circa l’instaurazione di un sistema di quote all’immigrazione rappresenterebbe un problema sul piano giuridico e costituzionale?

Oltre a non essere chiare sul tipo di immigrazione che il nuovo referendum intende limitare, le varie proposte, dibattute dai candidati talvolta con superficialità negli studi televisivi, nascondono in realtà diverse complicazioni giuridiche.

Infatti, come afferma Benjamin Morel, professore di diritto pubblico all’università Paris II Panthéon-Assas, i candidati sembrano trascurare la subordinazione dello stato francese alla propria Costituzione ma soprattutto al diritto comunitario, in quanto appartenente all’Unione Europea, e al diritto internazionale, in quanto firmatario di convenzioni e trattati internazionali giuridicamente vincolanti.

Prima di passare al voto dei cittadini, il referendum dovrà quindi essere sottoposto ai controlli del Consiglio costituzionale e ne verrà anche valutato il rispetto dei principi contenuti nelle normative europee.

Dal punto di vista interno, il Consiglio costituzionale francese ha già stabilito che sottomettere l’accesso a una posizione lavorativa, a un alloggio o a qualsiasi servizio pubblico a un “puro criterio di nazionalità” è una manovra anticostituzionale. L’introduzione del principio della “priorità nazionale” non è quindi ipotizzabile.

Anche il diritto al ricongiungimento familiare, la cui limitazione rientra tra gli obiettivi del referendum, è sancito dalla Costituzione francese e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, propria del Consiglio d’Europa. “La nazione assicura all’individuo e alla famiglia le condizioni necessarie al loro sviluppo” e “ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare”: così riportano rispettivamente il preambolo della Costituzione francese del 1946 e l’articolo 8 della Convenzione del Consiglio d’Europa.

Bisogna sottolineare, inoltre, che la proposta dei candidati sembra non fare distinzione tra immigrazione comunitaria ed extra-comunitaria, pertanto il progetto politico rischia di violare, a livello europeo, il diritto alla libera circolazione delle persone, e quindi dei lavoratori, all’interno del territorio europeo. Sancita dalla direttiva europea 2004/38/CE, la libera circolazione in Europa dei cittadini comunitari e dei loro familiari è uno dei principi fondamentali confermati dal Trattato di Maastricht (1992) e dal Trattato di Lisbona (2007) e quindi essenziali per la definizione del concetto di cittadinanza dell’Unione.

Infine, a livello internazionale, se i candidati intendono modificare i criteri di accesso sul territorio francese dei richiedenti asilo ed i criteri di ottenimento della protezione internazionale, devono essere pronti a confrontarsi con la Convenzione di Ginevra e con gli altri trattati internazionali in materia di protezione umanitaria, tradizionalmente intoccabili.

In conclusione, le critiche rivolte ai candidati alla carica presidenziale non si fondano sulla loro volontà di instaurare un sistema di quote all’immigrazione, ma sulla mancanza di una risposta legislativa articolata che tenga in considerazione la natura necessariamente eterogenea dei diversi tipi di immigrazione. In altri termini, manca in tutti i progetti sopradescritti la consapevolezza che le quote non sono applicabili a tutte le migrazioni e che qualsiasi proposta politica, soprattutto quando questa presuppone una modifica della Costituzione, non deve mettere in discussione i fondamenti dello stato di diritto.

Di conseguenza, per esistere, tutti i disegni politici devono essere in linea con le fonti di diritto interno, europeo ed internazionale: è solo nel rispetto di questa gerarchia normativa che i valori della democrazia e i diritti di tutti gli uomini possono essere propriamente conservati e protetti.

Nawal OUALI ALAMI, Courrier d’Europe-Sorbonne

Créez un site ou un blog sur WordPress.com

%d blogueurs aiment cette page :